Caos Zebre, dovre andremo a finire?

Nuovi problemi in casa Zebre. Lo sfogo di George Biagi, seconda linea delle Zebre e della Nazionale, riguardo la situazione economica della società che incide di fatto sul rendimento dei giocatori, apre a nuove polemiche e a diverse prospettive.

Se non si conoscesse Biagi, ma se soprattutto non si conosce il passato burrascoso della franchigia in questione, si potrebbe pensare al classico discorso di un giocatore in cerca di alibi per giustificare l’ennesima stagione deludente, ma non è così.

Non entro nel merito della situazione attuale della franchigia parmense, complessa per essere banalizzata in poche righe e che richiederebbe approfondimenti a parte, ma vorrei analizzare i possibili scenari futuri.

Il più probabile è vedere le Zebre (o chissà quale nuovo animale) in quel di Calvisano, viste anche le considerazioni di Vaccari a riguardo, un “non interferiamo” che sa di “ci stiamo lavorando”.

Questa sistemazione sarebbe la terza per la ex franchigia federale con il rischio che non sia comunque l’ultima. Ma cosa avverrebbe se le Zebre sbarcassero in Lombardia? A

vrebbero a disposizione una struttura appena rimordernata per il mondiale under 20 (caro lettore, non pensar male), perfetta per ospitare una franchigia federale, a differenza della location.

Calvisano è un centro rugbystico importante, tra i primi in assoluto in Italia, ma non certo il massimo se uno degli interessi è attirare l’attenzione del pubblico sugli spalti e allargare il bacino di utenza di appassionati della palla ovale. A Parma di pubblico se ne è visto davvero poco, e non so quanto se ne vedrà a Calvisano, visto che la località bresciana non è facilissima da raggiungere e non ha un grande appeal da un punto di vista turistico.

Questo ci spinge verso la seconda e, meno probabile, possibilità, ovvero Roma.

Roma sarebbe il massimo per attirare pubblico, avrebbe tutte le carte in regola per dare maggior interesse mediatico al rugby, al Pro 12 e alla franchigia, ma la capitale non è assolutamente pronta perchè priva di un impianto di gioco adatto a ospitare una manifestazione del genere. Lo stadio Olimpico, sede della nazionale durante il sei nazioni è decisamente inadeguato e, con il Flaminio devastato e abbandonato terminano le strutture con le dotazioni necessarie per le partite di Pro12, differentemente dai centri di allenamento in cui la franchigia potrebbe essere ospitata facilmente identificabili. Questo, al di là di quello che sarà il futuro delle Zebre ,fa pensare, dato l’interesse da sempre espresso da Gavazzi riguardo una franchigia celtica a Roma, che però non è mai andato oltre le parole e le intenzioni, perchè, almeno a vista, non è stato fatto nulla per creare i presupposti.

Cosa sarà delle zebre lo scopriremo nel prossimo futuro, come influirà sul rugby italiano anche.

Questa continua instabilità non è certo utile al movimento, anzi ci indebolisce ulteriormente, tanto sul campo, quanto fuori, vista la necessità continua di essere apprezzati e considerati sia in campo sia nel board.

@valeamodeo

zebre_bianco

 

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