Ah, la difficoltà di commentare un libro altrui. Ogni volta che devo farlo mi trovo in grande disagio. Perché? Come perché? Semplice, visto che conosco le difficoltà di scrivere un libro, tendenzialmente non amo commentare le opere degli altri. Non si fa? Poco male, sono sempre stato uno che “ragione con la propria testa”. Se poi a scriverti è Giorgio Sbrocco, una vera istituzione per “noi” giornalisti sportivi (io ci sto provando a diventarlo), il disagio (positivo) è ancora più marcato. In ogni caso, a fronte di un’opera tanto interessante, una presentazione mi pare il minimo; in modo particolare perché rispecchia pienamente i valori che il progetto Npr – Non Professional Rugby prova a portare avanti da tempo. Il libro s’intitola “Diario ovale di Sergio P.”, è edito da Piazza Editore e, per acquistarlo vi lascio questo link. A questo punto, tuttavia, è decisamente il momento  di entrare nel vivo della presentazione: parliamo di rugby, di un rugbista, Sergio Penurìa, che per di più fa il poliziotto, gioca in serie B in una imprecisata squadra del nord Italia. Il progetto è ambizioso e si prefigge l’obiettivo di parlare di rugby “fuori dall’ideologia” e da certo imperante “perbenismo ovale”, fatto di tante belle parole, ma di contenuti debolucci. Questo primo libro rappresenta il numero 0, in seguito, una all’anno, usciranno le sue inchieste. In parte poliziesche, in parte ovali, nel corso delle quali Sergio P. sarà il centro della vicenda e con lui il rugby che vive e frequenta da quando andava ancora alle medie.

 

Ma chi è Giorgio Sbrocco? Ecco qualche riga, per presentare l’autore. Il testo seguente è lo stesso che trovate su www.piazzaeditore.it

Giorgio Sbrocco è nato a Treviso negli anni ’50. È docente di “Tecnica, teoria e didattica del rugby” presso le università di Padova e di Ferrara. Insegna Educazione fisica in un istituto comprensivo. Scrive di rugby per Il Giorno, Il Resto del Carlino e online su www.quotidiano.net. Pensa abitualmente in veneto. Ha giocato a rugby cominciando da Conegliano e, trattandosi dello sport di squadra per eccellenza, è riuscito a vincere persino uno scudetto, a centrare un paio di promozioni (Montebelluna e San Donà) e a indossare la stessa maglia di Lucio Boccaletto, Simone Brevigliero, Andrea Rinaldo, Arturo Bergamasco e di Pasquale Presutti senza fare danni. Vive a Padova, è sposato con Isabella. I figli, Roberta e Enrico, giocano entrambi a pallacanestro.

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