I ragazzi del Rugby Livigno venuti da un altro altrove

Riceviamo e pubblichiamo:

Colorina, non me ne vogliano i suoi abitanti, è un puntino talmente piccolo che le cartine geografiche nemmeno menzionano. E scommetterei anche che la maggior parte dei valtellinesi non sa neanche dove si trovi di preciso. Chissene, direte voi…
Il destino, beffardo e imprevedibile come suo solito, ne ha fatto un punto d’incontro di culture, religioni e mondi diversi. Per prima cosa ha portato qui i ragazzi venuti da un altro altrove: individui dai nomi impronunciabili provenienti da ogni parte dell’Africa. Sono profughi, sbarcati al di là del mare con le loro valigie colme di sogni infranti, in tasca nient’altro che le loro storie personali di fuga dalla guerra, dalla povertà, da un mondo senza sogni, dove avere un futuro non è un diritto. Sono scappati da una terra in cui l’unica cosa che non mancava era il sole e sono approdati a Colorina, un lembo di Valtellina che d’inverno il sole non lo vede mai. Un ex albergo li accoglie. Lo stesso albergo dove incontriamo Paolo Parigi, un omone dal carattere vulcanico che il destino ha portato fin qui. Il grosottino di origine bergamasca lavora nella struttura come assistente, ma soprattutto è il creatore, il presidente e l’allenatore del Rugby Livigno.
Quando l’abbiamo incontrato stava ditribuendo da un borsone di tela le magliette rosso-azzurre della squadra livignasca agli All Blacks di Livigno. Sì, perchè sulla scalinata dell’ex albergo una ventina di ragazzi africani stanno prendendo posto per la foto di squadra. La notizia del loro tesseramento è ancora fresca: Alfio Sciaresa (presidente del Rugby Sondrio), Marco Fontana (che per primo ha creduto in questi ragazzi allenandoli per tutta l’estate) e Paolo Parigi sono riusciti nell’impresa di tesserare questi giocatori. Non è stato facile (viste le complesse procedure burocratiche), ma da domani nigeriani, maliani, liberiani e quant’altri potranno rinforzare le linee livignasche.
Paolo è sorridente, quest’ultimo asso nella manica può risollevare le sorti della sua squadra in un momento di grossa difficoltà (a inizio dicembre è arrivata una sconfitta a tavolina per rinuncia dovuta alla mancanza di giocatori).
Quello che non sa è che sta diventando un esempio di integrazione sociale come se ne vedono pochi. Mentre parliamo ci presenta alcuni dei ragazzi venuti da un altro altrove e soprattutto ci svela alcuni retroscena che hanno caratterizzato questi ultimi mesi, come il fatto che i primi allenamenti i suoi allievi li facessero sclazi visto che non avevano scarpe, men che meno da rugby; col tempo Paolo e Marco sono riusciti a procurarne alcune paia, ma visto che non bastavano per tutti ne mettevano una ciascuno. Ora tutti sono perfettamente attrezzati per scendere in campo.
Ci racconta che per vedere il solei ragazzi si offrono volontari per accompagnarlo a Sondrio quando deve recarsi nel capoluogo valtellinese per sbrigare qualche incombenza.
Ci svela anche quanto sia difficile gestire ottanta persone di nazionalità, lingua e cultura diversa, soprattutto visto che alcuni sono cristiani ed altri musulmani. Il segreto – ci dice Paolo – è il rugby. Grazie alla palla ovale è riuscito ad unire una ventina di loro (quelli che ora sono in posa davanti alla macchina fotografica) e in questo tiene sotto controllo la situazione. Se c’è un battibecco, un litigio, una disputa (cosa normalissima in una situazione del genere…) sono i temerari rugbisti a intervenire per calmare gli animi e riportare la tranquillità nella struttura. Il rugby unisce.
In paese qualcuno storce ancora il naso, ma la determinazione di Paolo non si può scalfire. Tanti criticano, molti dicono di voler fare qualcosa ma poi non fanno. Qui, invece, c’è qualcuno che fa qualcosa. Venite pure a vedere con i vostri occhi.
Quando scende la sera ci allontaniamo da Colorina lasciandoci alle spalle i prati ancora coperti di brina con la consapevolezza che ora c’è un raggio di sole che brilla nel giardino dell’ex albergo: è quello giallo dipinto sulle maglie del Rugby Livigno indossate con orgoglio dai ragazzi venuti dall’Africa, pronti a scendere in campo…

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