L’Italia HA VINTO. Considerazioni dopo la vittoria con il Sud Africa

L’Italia vince per la prima volta contro il Sud Africa al termine di una partita sofferta e fisica, battendo gli Springboks per 20 a 18.

Match stupendo con gli azzurri sempre in partita in grado di difendere in maniera solida e ordinata e capaci di gestire il pallone con maggiore tranquillità rispetto al passato.

Era da tanto, troppo tempo che non si vedeva una nazionale così: concreta, solida, vogliosa di lottare su ogni pallone e consapevole dei propri mezzi.

Bene, mi venite a dire che abbiamo vinto contro il peggior Sud Africa degli ultimi 10 anni?

Vero, ma a batterli è stata, a detta di molti fino a Venerdì, la peggior nazionale italiana degli ultimi venti anni e comunque gli Springboks sono ancora quarti nel ranking mondiale e l’Italia ben oltre il decimo posto.

Poi, vorrei sottolineare quanto l’atteggiamento della nazionale sia cambiato nel gestire gli 80 minuti, nel fidarsi delle scelte tattiche di O’Shea (spettacolare) e del lavoro fatto in settimana per preparare la partita. Vedi, ad esempio, la scelta di calciare il pallone sempre in campo cercando il meno possibile la rimessa laterale.

Ammettiamolo, tutti per un istante abbiamo pensato: “Ma che fa McLean, perché non calcia in touche?”. Poi, però, vedendo l’atteggiamento della line difensiva ti rendi conto che se è vero che hai lasciato la possibilità di contrattaccare ai nostri avversari, gli hai tolto la chanche di gestire un pallone da fase statica, sicuramente una piattaforma di gioco più pericolosa rispetto a un contrattacco.

Il cambiamento della nostra nazionale si vedeva già la scorsa settimana attraverso l’entusiasmo di Parisse, che nonostante la sconfitta per 68 a 10 con gli All Blacks ribadiva quanto fosse felice del progetto di O’Shea, arrivando a dire di essere tornato un giocatore diciottenne voglioso di crescere e apprendere tutto ciò che il suo tecnico vuole.

Questo entusiasmo, visibile sul volto di tutti i giocatori, si tramuta in mischie solide, touche precise, capacità di difendere più di 10 fasi riorganizzando la linea o di gestire il pallone per più fasi senza perderlo, aspettando il momento giusto per far male all’avversario.

Se vogliamo riassumere il ritrovato impeto della nostra nazionale possiamo farlo in due momenti salienti del match di Sabato. Il primo: Bronzini, mediano di mischia azzurro che placca e ribalta un avanti Sud Africano a pochi metri dalla nostra linea di meta e il secondo: Venditti che sulla linea di meta avversaria prima di segnare, fa letteralmente “esplodere” l’avversario che tentava un disperato ultimo placcaggio.

Se non è consapevolezza dei propri mezzi questa, non so che altro scrivere.

In ultimo una nota non di poco valore.

La partita è finita 20 a 18, due soli punti di distacco. L’Italia non ha sbagliato neanche un calcio, 100% dalla piazzola, mentre l’errore sulla trasformazione di Lambie è stato, alla fine, importante (con un calcio di Padovani di 47 metri).

Con questo non voglio dire che sia tutto rose e fiori, che ormai il lavoro è finito, ma sicuramente, per la prima volta dopo tanto si sta ripartendo, grazie a O’Shea, al suo staff e all’impegno massimo finalmente profuso dai giocatori in campo.

L’Italia è in crescita, ma di strada da fare c’è n’è davvero tanta visti i risultati delle altre nazioni dell’emisfero nord, dalla Scozia, vincitrice con l’Argentina o all’Irlanda, che perde, ma tiene testa alla Nuova Zelanda fino alla fine, senza contare Francia e soprattutto Inghilterra, a oggi, la più forte in Europa.

Il prossimo passo da fare è non perdere la concentrazione, dimostrare una effettiva maturazione ribadendo con Tonga una prestazione di altissimo livello come quella che ci ha fatto sognare al Franchi per ottanta minuti che difficilmente scorderemo.

@valeamodeo

padovani

 

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