Piccolo vademecum del novembre ovale

Il giorno del match è diverso dagli altri. Prendete il risveglio, per esempio: vi svegliate, ci svegliamo da soli, senza bisogno di sveglie, suonerie o imbonitori che ti vogliono vendere la loro migliore offerta telefonica. Se avete esagerato la sera prima, e non sto parlando dello snervante torneo di Machiavelli con vostro nonno, la badante e la vicina di casa dalla vita sociale quantomeno deserta, forse è il caso di impostare preventivamente un orario almeno almeno decente. Due del pomeriggio, tipo. Se vi siete svegliati da soli, bravi, ma non avete vinto niente, se non un’attesa che in qualche maniera dovrete cercare di esorcizzare. Se siete studenti ripassate un po’, se lavorate andate in ufficio o in fabbrica e fate il vostro dovere. Se avete il turno pomeridiano, magari, è il caso di muoversi con cospicuo anticipo: se non siete già scesi a patti col vostro odiosissimo collega che proprio sabato vuole a tutti i costi stare a casa per pulire le tende e fare la conserva, sono cavoli vostri. Allo stesso modo sono volatili per diabetici se il vostro partner, anticipandovi come Gentile su Maradona, ha già organizzato una giornata tutta per voi due. All’Ikea. Ecco, spero vi siate presi per tempo, altrimenti sarà pianto e stridore di denti.

Se siete liberi come fringuelli e vi hanno già provato a vendere due aspirapolveri e una clausola furto-incendio per il vostro menisco destro, beh, prendetevi un caffè dove volete, considerate magari di fare una scappatina a quel bar in cui sapete non ci sarà troppa ressa per i quotidiani sportivi. O dove i vostri rivali non si scandalizzeranno del fatto che voi saltiate le prime 40 pagine dedicate al calcio per concentrarvi su quei trafiletti che “Oh, ma sono sport anche quelli?”. Evitate con una finta, o magari pure con un frontino, il simpaticone di turno che vi farà la solita domanda: “Oh, quante ne prendete oggi?”. Stesso trattamento, vi prego, pure a quello che crede di essere informato, quello che vi dice “Lomu oggi vi fa un bucio così” (magari, magari!) o “Ma anche in Australia giocano a rugby?”. Ve lo giuro, mio cuggino della postale ha detto che il giorno del match non è reato.

Andate a casa, pranzate, non addormentatevi se sapete di avere ore di sonno in arretrato sin da quando Campese giocava apertura a Padova. Coinvolgete i vostri ospiti a pranzo, ma non fatevi ospitate a pranzo, potrebbe sempre capitarvi la partita di calcio tra Onara-Sant’Andrea Oltre Muson, valevole per la Coppa Ssotedoelresto. Accendete la tv, controllate le formazioni.  Pregate, se siete capaci, sempre consapevoli del fatto che nessuno ha mai vinto una mischia a forza di Kyrie Eleison. Pubblicità, e dai con sta pubblicità. Inni, prima il loro, poi il nostro. Cantano tutti, anche dove non si dovrebbe (poropò poropò). Stringiamoci a corte, come sempre, e Mameli balla la rumba nella sua tomba. Poi Haka, Sipi tau, Siva tau, Cibi. Poi si inizia. Ma soprattutto godetevela, divertitevi, ingollate birra, patatine, qualsiasi cosa innocua e sostanziosa abitante nel vostro frigo. Esultate, fatevi sentire. Sono bestemmie mute, soddisfazioni, gocce di birra ovunque, sofferenze da piede ritratto e polpaccio indurito, come se il piede ritratto e un polpaccio scarsamente indurito potesse fermarli. Poi si vince o si perde, si assorbono tutte le parole dette e non dette. Si assalta il giornale la domenica mattina, ma non c’è più il sapore dell’attesa.

È iniziato il mese ovale, signore e signori. Cominciano le tre settimane in cui ti chiedi come hai fatto ad aspettare per tutto questo tempo. Pensi che tre partite ti occuperanno molto tempo, poi ti rendi conto che novembre è il mese più corto per chi vuole vedere palloni ovali viaggiare, sospinte da mani, piedi o vento. Corre in fretta, forse troppo.
E lascia in eredità un altro count-down: mancano solo due mesi e rotti al Sei Nazioni.

Buon Novembre ovale a tutti.

 

 

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