Placcaggio all’arbitro. Siamo sicuri sia un caso isolato?

Il folle gesto avvenuto nella partita tra Valsugana e Vicenza, ovvero Doglioli giocatore del Vicenza che placca l’arbitro Maria Beatrice Benvenuti, ha fatto decisamente scalpore e lasciato di stucco tutti, increduli che un fatto del genere possa avvenire in un campo da rugby.

Anche i social hanno risposto in maniera molto forte, riprendendo il video e, soprattutto, con una moltitudine di commenti e riflessioni; tutti, ovviamente, condannano il giocatore argentino del Vicenza, già sospeso dalla società e che merita la radiazione e l’interdizione, altri parlano di un gesto isolato lontano dai valori del rugby e da quello che avviene solitamente in campo. Fortunatamente è vero, i casi di violenza fisica in generale e sugli arbitri in particolare sono più unici che rari, ma la violenza non è solo fisica.

Prendo quindi spunto da questo per fare una riflessione su come il nostro amato sport stia cambiando, in molti casi in meglio, ma da questo punto di vista decisamente in peggio.

Sono, ovviamente costretto a generalizzare, impossibile fare una analisi ad hoc per ogni situazione.

Partiamo dal minirugby, massima espressione e massimo vettore dei valori educativi che il nostro sport trasmette. L’obiettivo del rugby di base, spiegato nei vari corsi di formazione federali è la creazione dell’uomo/atleta e la formazione dello stesso, per creare giocatori di alto livello. Spesso, invece, si riduce alla vittoria dei concentramenti o, ancora più assurdo, dei tornei, con allenatori a bordo campo che sbraitano e che magari a fine partita non danno la mano all’arbitro (che spesso è allenatore), con i genitori a bordo campo che si trasformano in ultras. Anche questa, senza dubbio, è violenza e mancanza di rispetto verso gli arbitri e, soprattutto, verso i bambini, che ricevono messaggi negativi.

Salendo di categoria il fenomeno non tende ad attenuarsi e trova massimo sfogo nelle seniores, in particolare in serie C, dove, ogni domenica, se ne sentono di tutti i colori dalle panchine, in campo e sugli spalti, spesso da persone che non conoscono a fondo il regolamento (senza contare casi di gente che ha giocato sotto falsa identità, risse con invasioni di campo degli spettatori e molto altro ancora).

Con questo non voglio dire che l’arbitro non sbagli o non incida in una partita. Tutti, almeno una volta, abbiamo perso per un errore arbitrale, ma quello sulla capacità degli arbitri è un altro discorso, che non ha a che fare con l’assurdo di domenica scorsa.

Però, e ci tengo a dirlo, non basta mettersi una maglietta per essere rugbysti, non basta allenare per incarnare i valori del rugby, non è sufficiente giocare per sapere cosa è veramente il rugby.

Facciamoci tutti un esame di coscienza e riflettiamo su cosa accade ogni week end in tutti i campi di Italia e ci renderemo conto che il placcaggio di Doglioli alla Benvenuti è l’estremizzazione di un comportamento diventato quasi abituale nel nostro sport. Nel rugby, per avanzare bisogna andare indietro. Ecco, facciamo un passo indietro e ricordiamoci perché e come si sta sul campo a giocare e allenare.

@valeamodeo

placcaggio benvenuti

 

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