Intervista ad Andrea Buscemi, osteopata e fisioterapista del Padua Rugby Ragusa
Chiusa la stagione agonistica 2011-2012, per il Padua Rugby Ragusa è il momento dei bilanci. Per quello sportivo, che è decisamente positivo, avremo occasione di parlarne in seguito. Oggi invece vogliamo puntare l’attenzione su un aspetto che spesso passa in secondo piano ma che invece sarebbe fondamentale per qualunque società sportiva: gli infortuni e i tempi di recupero degli atleti.
Per farlo ne abbiamo parlato con Andrea Buscemi, osteopata e fisioterapista del Padua Rugby Ragusa.
Andrea, il mese scorso si è tenuto a Ragusa il convegno nazionale dell’Unione Chiniesologi e tu sei stato invitato a relazionare sulla “riatletizzazione e il lavoro in equipe”. Ce ne vuoi parlare, visto che nel tuo intervento hai raccontato la tua esperienza di lavoro con il Padua?
Quello che ho fatto è stato tracciare un bilancio sui miei tre anni al Padua. Per farlo, ho considerato la squadra come un unico atleta che, dopo un lungo periodo in cui non riusciva a raggiungere importanti obiettivi, quest’anno ha vinto il campionato.
In pratica ho sintetizzato l’operato dell’osteopata che, nell’ambito sportivo, lavora sulla prevenzione, sui tempi di recupero dagli infortuni e che, al contempo, cerca di evitare le recidive. Per questo, in questi tre anni, abbiamo cercato di rivedere gli schemi di gioco e organizzare una preparazione atletica mirata, oltre a mantenere alta la sorveglianza sanitaria.
Iniziamo parlando dalla parte atletica. Su cosa avete puntato?
Della parte atletica se n’è occupato il professore Enzo Novello, che ha reimpostato tutte le tabelle di allenamento, guardando soprattutto ai ruoli dei singoli giocatori. Ad esempio, per la mischia ha previsto allenamenti sulla distanza dei 10 metri, mentre gli estremi facevano ripetizioni da 40 metri. Questa differenzazione, alla fine, ha portato ottimi risultati sul piano fisico. Prova ne è che il Padua, in questi anni, non ha mai avuto cali nei secondi tempi delle partite.
Il mio, invece, è stato un intervento preventivo, mirato al riequilibrio dei giocatori, al fine di permettere una preparazione atletica senza risentimenti muscolari.
Hai quindi lavorato sulla prevenzione.
In osteopatia si considera il corpo come un’unica unità funzionale. Così, ogni volta che ho dovuto esaminare un giocatore, l’ho sempre fatto considerando tutti i vari distretti, indipendentemente da dove fosse l’infortunio. Anche per un semplice dolore a una spalla, ad esempio, guardavo sempre l’atleta nella sua interezza, non tralasciando nemmeno l’aspetto viscerale, perché molte disfunzioni possono venire proprio dai visceri.
Per la mia relazione, ho rivisto i consulti effettuati in questi tre anni e ho notato come la frequenza degli stessi fosse cambiata: nella stagione 2009/2010 oltre il 70% avvenivano tra il venerdì e la domenica; in quella che si è appena conclusa, invece, sono avvenuti soprattutto tra il lunedì e il mercoledì. Questo vuol dire che, prima il consulto veniva utilizzato per poter giocare la domenica, adesso lo si vede come uno strumento per potersi allenare al meglio delle proprie possibilità in modo da arrivare fisicamente preparati alla partita. In definitiva è cambiato l’approccio mentale al consulto osteopatico.
Quali risultati ha ottenuto questo cambio di mentalità?
Ce lo dicono i numeri: nel 2009 con 38 giocatori disponibili e giocando in totale 22 partite abbiamo avuto la rosa al completo solo nel 4,56% dei casi; quest’anno, con 35 giocatori e 14 partite stagionali, l’intera rosa è stata disponibile nel 71% dei casi. Con un dato che deve far pensare: in questo triennio gli infortuni sono calati del 18,71%. La vittoria del campionato credo sia dipesa anche da questo e l’osteopatia ha portato sicuramente il suo piccolo contributo.
Nella tua relazione hai anche parlato del lavoro in equipe.
Se volessi sintetizzare i concetti, direi che cooperare è bello e che il lavoro d’equipe dà ottimi risultati anche con i dirigenti, cosa fondamentale in una squadra. È chiaro però che per ben lavorare occorre che all’interno del gruppo si instauri un rapporto di fiducia. Cosa che non sempre si verifica.
Ma qual è il vantaggio di lavorare in equipe?
È quello di avere una squadra sempre pronta e preparata in tutti gli aspetti, sanitario, atletico e tecnico. Tutto ciò grazie alla stretta collaborazione dei membri dell’equipe.
Sai se questi metodi sono applicati anche in altre squadre?
Credo che il lavoro in team sia ormai una realtà in molte società, ma non so se si realizzi nella totalità, perché per lavorare in equipe è necessario che ciascun operatore mantenga e rimanga, cosa più difficile, nel proprio ruolo. Credendo ciecamente dell’operato dell’altro. Non tutti riescono a farlo, perché ognuno ha le proprie idee e non sempre si è disposti a fidarsi dell’altro.
E tra le diverse società si riesce a instaurare un rapporto di collaborazione?
Purtroppo no! A metà stagione, per avere una statistica più completa sugli infortuni, avevo inviato una e-mail alle dirigenze delle società dei 2 campionati di serie C siciliani, chiedendo i loro dati o di essere messo in contatto con il responsabile del settore sanitario o con la mia figura equivalente. Ebbene, non ho ricevuto nessuna risposta. Peccato, perché se le società si mettessero di più in relazione, a giovarne sarebbe l’intero movimento rugbistico.
Andrea Buscemi D.O.m.R.O.I. oltre che osteopata fisioterapista del Padua Ragusa Rugby è anche Responsabile del Dipartimento Ricerca e Tesi del C.S.d.O.I. di Catania nonché membro del Comitato Direttivo della Commissione Ricerca del R.O.I.
Ufficio Stampa Padua Rugby Ragusa









