Top12, introdotto ufficialmente il protocollo per i traumi cranici

Il Consiglio Federale di FIR, riunito venerdì scorso a Bologna, ha accolto favorevolmente la proposta avanzata dalla Commissione Tecnica Federale e dalla Commissione Medica Federale deliberando l’implementazione del protocollo per la verifica dei traumi cranici in tutte le partite di stagione regolare e delle fasi finali del Top12, il massimo campionato nazionale.

Introdotto in via sperimentale nelle fasi finali dell’Eccellenza 2016/17, il protocollo “H.I.A.” (Head Injury Assessment) sviluppato dalla federazione internazionale World Rugby troverà piena applicazione, dal prossimo 15 settembre, nella manifestazione che assegna il titolo di Campione d’Italia, rafforzando il processo di sensibilizzazione e di promozione di una cultura del welfarepresso giocatori, tecnici, arbitri e staff medici.

Per la corretta valutazione neurologica in caso di sospetti traumi cranici la FIR avvierà nelle prossime settimane una serie di corsi formativi dedicati specificamente agli staff tecnici delle Società di Top12, rendendo al tempo stesso obbligatoria la presenza del medico di squadra di ciascuna Società negli incontri interni ed esterni di regular season. 

Il Prof. Vincenzo Ieracitano, Presidente della Commissione Medica Federale e membro del gruppo di studio per la gestione dei traumi cranici di World Rugby, ha dichiarato: “Continuare a formare e sensibilizzare tutte le componenti del movimento alla corretta diagnostica di eventuali traumi cranici e, più in generale, alla cultura del player welfare è una delle principali missioni della Commissione Medica Federale e, più in generale, di tutta la FIR. Continuare a informare, sensibilizzare e far comprendere come una gestione efficace dei potenziali traumi concussivi sia parte del percorso di crescita del nostro sport è indispensabile non solo per la tutela della salute degli atleti, ma anche per far comprendere a stakeholders interni ed esterni come il rugby italiano abbia a cuore il benessere dei propri praticanti. L’obbligatorietà dell’applicazione del protocollo H.I.A. nel massimo campionato nazionale segna, in tal senso, un importante passo avanti nel progresso culturale del rugby italiano che, siamo certi, non potrà che avere effetti positivi sull’intero movimento”.

 
   
 

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