Di Emy Forlani 

Come noto, nel 2021, con un perfetto tempismo dopo il disastro COVID la FIR, seguendo le direttive di World Rugby, ha messo fuori legge i manti sintetici considerati di vecchia generazione poiché non abbastanza in grado di assorbire le cadute che possono coinvolgere la testa.

 

Quindi si poteva continuare a giocare sulla terra battuta ma non su sintetici considerati vecchi e questo senza nessuna distinzione di categorie, non risparmiando neanche il minirugby.

 

Due delle società rimaste così senza campo erano in Liguria: la Pro Recco Rugby e l’Amatori Rugby Genova. La regione non è trascurabile poiché, a causa della conformazione del territorio, è quella dove gli impianti sportivi hanno anche severi problemi di spazio e non ci sono le distese di campi costruiti in pianura. Dunque, ad entrambe le società fu tolto l’unico campo disponibile per le proprie attività e proprio nel momento di provare a riprendere dopo la pandemia.

 

Dopo due anni e grazie al grande interessamento del Comune, Recco ha finalmente riavuto il suo campo da rugby con un nuovo sintetico e le attività sono finalmente riprese con un po’ di normalità, ma non prima di aver perso la metà dei tesserati delle giovanili e una retrocessione in Serie B della prima squadra, dopo due anni di partite fuori casa, zero introiti dal campo e un crollo delle sponsorizzazioni.

 

L’Amatori Genova invece continua a non avere il suo campo e questo a causa di una più intricata situazione legata alla proprietà dell’impianto e per questo mi è stato chiesto di dare voce alla loro situazione, perché si sappia che il problema campi non è stato risolto per tutti e che fare rugby di base può essere estremamente difficile.

“Il nostro campo è di proprietà dell’Ente Sostentamento Clero che, da subito, non potendo accedere a finanziamenti pubblici, ha espresso l’impossibilità di rifare il manto – spiega Paolo Barabino, infaticabile Presidente della società – e quindi abbiamo iniziato a muoverci con il comune di Sant’Olcese, del quale fa parte la nostra struttura”.

 

Sant’Olcese, famoso per il buonissimo salame, è un piccolo paese sulle alture che confina con la città di Genova e l’Amatori ha un ottimo bacino d’utenza tra la Valpolcevera e i comuni limitrofi, fino alla Valle Scrivia. Il club da sempre ha le giovanili come fulcro del proprio lavoro e, nonostante le difficoltà, sono state mantenute tutte le giovanili dall’U6 all’U18. Ma dove giocano?

 

“I piccoli non hanno più giocato raggruppamenti in casa, U16 e U18 giocano le partite in casa al Carlini Bollesan di Genova e la Serie C, nata per farci affluire i ragazzi in uscita dalle giovanili, gioca dove troviamo posto, quindi o a Genova o persino a Novi Ligure”.

 

Quello che forse non tutti sanno è che quando un campo non viene omologato non può essere usato neanche per allenarsi per motivi di assicurazione: quella della Federazione non coprirebbe eventuali infortuni. Ma, come detto, in Liguria nessuno ha due campi e quindi l’unica cosa da fare è pagarsi un’ulteriore assicurazione.

 

Con un grande sforzo di mediazione da parte del club sembra che ora la proprietà del campo e il comune di Sant’Olcese abbiano trovato un accordo per la cessione del campo che, se verrà acquisito dal comune e quindi diverrà proprietà pubblica, potrá accedere a dei finanziamenti dedicati che potrebbero finalmente risolvere la questione.

 

“In base a come andranno le cose e quindi al budget a disposizione discuteremo con il comune il da farsi: alla peggio siamo anche disposti ad un campo in erba, anche se in Liguria e con un unico campo per tutte le squadre significa giocare sulla terra quasi da subito nonostante si faccia riseminare a caro prezzo ogni anno, ma l’importante è riavere la nostra casa, per tutti i bambini e ragazzi che giocano da noi”.

 

Il rugby di base, vivendolo attivamente da anni, non può che starmi a cuore, anche perché solo chi è totalmente miope può non capirne l’importanza sia sportiva che sociale, doppiamente perché si tratta di una società ligure che conosco e, ancora di più, perché a Recco siamo passati dallo stesso inferno, non potevo non rispondere all’appello di Andrea Massone, genitore e dirigente dell’Amatori Genova, quando mi ha chiesto di dargli una mano a dare voce alla loro situazione e a ricordare che la questione dei vecchi sintetici non è risolta per tutti e che gli impianti sono sempre un problema enorme per il nostro amato sport.

 

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