Cose da (non) fare dopo questo Sei Nazioni

Allora, per prima cosa non bisogna provare a cambiare le cose. Va tutto bene. Il gruppo c’è, stiamo migliorando. Poi non dobbiamo assolutamente investire sui nostri giovani. Sono troppo giovani, magari rischiano di bruciarsi; lasciamogli quei 10/12 anni di apprendistato nel nostro campionato italiano, che crescano prima di essere gettati nella mischia oppure nei trequarti, va bene uguale. Minozzi? Un caso isolato, fortunatamente. Ah già, per il campionato italiano si deve rendere continuativa la “non retrocessione”, in questa maniera si gioca senza patemi e tutte le squadre possono affrontare al meglio un torneo dalla grande credibilità. Non creiamo competitività. Fondamentale. La nostra U20? Fortuna, sono le altre squadre che hanno avuto un’annata no. Non è assolutamente vero che questi ragazzi, provenienti da un percorso accademico (che io ho sempre supportato ndr) hanno dimostrato sul campo che lavorando costantemente ad alti livelli i risultati arrivano. Ma il progetto costa! Giusto, sfaldiamolo e compriamoci una sede nuova. I giovani possono aspettare, formare nuovi manager è un qualcosa che faremo, così come investire sui tecnici. Poi non dobbiamo assolutamente investire nel femminile. Cosa serve? A nulla. Del resto il rugby in rosa cresce, tanto e allora guardiamo dall’altra parte e non supportiamo questa crescita (ad onor del vero qui si sta investendo, ma visti i risultati io lo farei molto di più – oltre a fare un monumento a Di Giandomenico, Tonna, Campanella &co). Del resto la classifica parla chiaro: terze a pari merito e quarte solo per differenza mete, QUARTE! Meglio un cucchiaio di legno, no? In effetti con tutti quelli che abbiamo vinto, magari qualcuno potrà usarli come dote per la propria progenie, in un eventuale matrimonio. Un set da tenere negli anni. Meditiamo…

p.s. La speranza è che qualcuno infastidito da questo post faccia il contrario di quanto scritto. Così, giusto per ripicca.

@davidemacor

 

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